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San Guido
Vita e cultura in Acqui nell'anno Mille

  Acqui Terme. Il salone del Seminario gremito è lo scenario per la conferenza che Gianni Rebora dedica a "Vita e cultura ad Acqui nell'anno Mille".
Organizzata dal Serra Club di Acqui Terme, introdotta dal Vescovo Micchiardi e dal Sindaco Rapetti, la serata di lunedì 16 febbraio è stata aperta da una citazione di Rodolfo il Glabro a ricordo "di un manto di chiese", che, proprio all'inizio del XI secolo, "inizia a stendersi per la Cristianità".
Nuove pievi, fiorenti monasteri, rinnovate cattedrali si accompagnano ad un tempo di rinascita, che investe il clero in nuovi compiti.
Medaglione raffigurante
San Guido
nella volta della
cattedrale acquese

I secolari segni
di signoria episcopale

Guido Vescovo, dopo le investiture degli Ottoni a beneficio dei pastori acquesi Benedetto e Primo, estende ulteriormente i suoi domini sotto le insegne dell'imperatore Enrico II. Bistagno, Castelletto d'Erro, Melazzo, Cartosio, Gamalero, Alice, e poi Visone, Morbello, Ponzone e altri feudi ancora fanno corona alla munita città episcopale, che culmina nel castelletto, residenza dell'alto prelato e signore, che presto diviene celebre per la camera solariata nella quale Guido e i suoi successori ameranno vergare gli atti notarili che regolano la vita amministrativa. A proteggere pastore e gregge la cinta muraria, che dall'esame delle sopravvivenze in certi tratti ha uno spessore di oltre due metri (fondamenta di Palazzo Radicati, sito archeologico - tra l'altro - visitabile) e che ingloba (e certo ne riutilizza i materiali) il teatro romano.
Le parole del Dott. Rebora prendono in considerazione l'ubicazione delle porte, il mercato (sopra la Bollente), il foro (presso S. Maria Rotonda, in Piazza dei Dottori), la corte canonicale presso il vescovado, con i suoi magazzini pronti a ricevere i contributi del contado. Dalle chiese del piano (S. Pietro, e S. Giovanni, nell'area oggi occupata da S. Francesco) si passa alla Cattedrale e alle influenze che la costruzione rivela: la cultura monastica è un tramite con l'exemplum di Cluny, con la cultura francese in genere, ma anche con gli influssi lombardi.

Il Romanico di Wido

La Chiesa Madre è anche matrice: vengono presi in considerazione i riflessi architettonici rinvenibili in S.Quintino di Spigno, nella Pieve di Vesime, nei campanili di Ponti e Bistagno, nella Pieve di Cortemilia, in S. Vito di Morsasco, nella Badia di S. Giustina.
Il sistema absidale, gli archetti pensili, i pilastri semplici della cripta sono gli elementi più manifesti di un Romanico cui, proprio nell'anno del millenario, saranno dedicati - nell'ambito diocesano - nuovi studi.
Acqui. Una città tra i boschi, che nel Mille proponeva anche una severa torre (poi demolita alla metà del XVI secolo: poteva essere pericolosa per la guarnigione del castello in caso d'assedio) che doveva conferire un aspetto più austero e grave alla Cattedrale dedicata a S. Maria Assunta.
A lei Guido dedica anche il Monastero dell'odierna regione Barbato (allora S. Maria de Campis), ben conscio delle difficoltà dell'impresa.
"Se poi non riusciremo a completare l'opera intrapresa, giovi almeno l'averla nell'insieme predisposta, secondo il detto del Beato Pontefice Gregorio: Ci sia in noi la volontà di compiere opere buone, il portarle a termine dipende dall'aiuto di Dio".
Da un lato l'umile modestia, dall'altro una sconfinata fiducia: sembra più vicino alla nostra contemporaneità questo Santo Vescovo, che sembra aver chiaro soprattutto il senso del limite, e che pure tende a sorpassarlo, donando "con animo lieto, detraendo dalla povertà del nostro vescovado, e dai possessi paterni e nostri personali".
Davvero formidabile l'opera, per l'intera diocesi, di Guido e dei suoi degni continuatori. Un ricco corredo fotografico si affianca alla relazione, che contribuisce a evidenziare i piccoli tesori che ancora le nostre campagne conservano.
Si delinenano gli itinerari del sacro e dell'arte che in parte già la mostra "Tra Belbo e Bormida", nell'autunno scorso, aveva bene evidenziato. Monumenti e opere che il Millenario di Guido contribuirà a far riscoprire. E, speriamo, a meglio salvaguardare.

(G.Sa)

Pubblicato su L'Ancora del 29 febbraio 2004

 

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